Le Arpie ( le “rapitrici”) nella mitologia greca sono delle creture mostruose nate secondo alcuni mitografi da Poseidone e da Gea secondo Esiodo da Taumante ed Elettra oppure da Tifone ed Echidna. Sono rappresentate come donne con le ali, o come uccelli dal viso di donna e dagli artigli aguzzi, con i quali rapiscono i bambini o le anime.
L’origine del loro mito si deve ricondurre a una divinificazione del vento. In seguito personificarono le avversità che colpivano intere popolazioni: guerre, carestie, epidemie e cataclismi.
Secondo la tradizione più consolidata erano tre: Celeno (“Oscura”,come il cielo per un temporale) , Ocipete ( Che “Vola svelta” ) ed Aello (“Burrasca”).
Le Arpie rappresentavano la violenza della tempesta e perseguitarono l’indovino Fineo re di Salmidesso, per ordine di Era. Infatti il mito racconta che Fineo, per aver fatto accecare i figli avuti dalla prima moglie Cleopatra, falsamente accusati di molestare la seconda moglie del padre Idea, fu esso stesso condannato dagli dei ad essere cieco, a soffrire di eterna vecchiaia e che le Arpie sporcassero il suo cibo con i loro escrementi. Tutto questo fino a quando gli Argonauti non approdarono a Salmidesso. Infatti Fineo colse l’occasione e gli propose di indicargli la rotta che dovevano seguire in cambio della liberazione dalle Arpie. Fu così che gli Argonauti inseguirono le Arpie fino alle isole Strofadi dove, dopo averli supplicati di avere pietà, vennero relegate e mai più infastidirono Fineo.








